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8 Aprile 2004
PHITORIMEDIAZIONE |
La phitorimediazione come valida soluzione al miglioramento della qualità dell’aria e dei suoli in aree limitrofe alle vie di grande comunicazione. L’accumulo
di rifiuti urbani, il traffico motorizzato, gli inceneritori, le centrali
termoelettriche, le emissioni industriali nocive, lo sfruttamento e
la dismissione di miniere e di ex aree industriali rappresentano alcuni
fra i maggiori problemi dei paesi industrializzati soprattutto a causa
delle potenziali gravi conseguenze per la salute umana. La fitorimediazione, ossia l’impiego di piante per la decontaminazione dei suoli, delle acque, fanghi ed atmosfera, rappresenta una tecnica nuova ed affidabile, caratterizzata da un rapido e continuo sviluppo della ricerca e con grandi potenzialità di mercato. Questa metodologia si avvale della capacità naturale di alcune specie di iperaccumulare sostanze nocive presenti nei suoli, nelle acque di superficie e nell’atmosfera. |
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Il
grafico espone i principi base che fanno di questa metodologia il suo
punto di forza. Tutto ciò di cui la pianta necessita sono le
consuete pratiche agronomiche per mantenerla in vita, l’acqua
ed eventualmente un apporto periodico di fertilizzanti. Le piante si
comportano come delle pompe naturali. L’apparato fogliare traspira
l’acqua proveniente dal suolo assorbendo (rimuovendo, fissando,
stabilizzando) anche metalli pesanti e quant’altro presente di
nocivo che la specie in questione è in grado di sopportare e
“fagocitare”.
A seconda del tipo di inquinante e della modalità di decontaminazione, le tecniche di fitorimediazione possono venire classificate in dirette oppure indirette. Nelle tecniche dirette, la specie vegetale può agire direttamente sull’agente inquinante, immagazzinandolo e trasportandolo nell’intera pianta, radici fusto e foglie. Nelle tecniche indirette, invece, si assiste ad un’azione simultanea dell’apparato radicale e dei microrganismi del suolo. Infatti, i microrganismi che si trovano a contatto con l’apparato radicale della pianta, possono aumentare e ottimizzare l’interazione con l’agente inquinante e aumentare la capacità della stessa pianta di allontanarlo dagli ambienti menzionati. Attualmente la fitorimediazione è massicciamente applicata per recuperare suoli, acque reflue e fanghi contaminati da metalli pesanti, percolati, idrocarburi, prodotti radioattivi, ecc. Numerosi studi
condotti in campo hanno dimostrato che la presenza di specie, arbustive
ed arboree, rimediatrici, poste ai lati delle vie di grande comunicazione,
riducono sensibilmente il quantitativo di polveri (PM10), gas nocivi
alla salute ambientale (COx, NOx) e piombo (Pb). - filtrazione
dell’aria inquinata tramite respirazione stomatica |
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| Le barriere verdi così introdotte riducono la quantità di veleni che altrimenti andrebbero dispersi nell’ambiente (spesso campi coltivati se in aree extraurbane). L’implementazione di questa metodologia prevede una serie di fasi:
2.
valutazione del sito per l’utilizzo della fitodepurazione 3.
conduzione di studi preliminari e decisioni 5.
raggiungimento degli obiettivi I benefici di un impianto verde: -
Fisici -
Psicologici e sociali -
Immagine Conclusioni La phitorimediazione non è la panacea di tutti i mali. E’ una possibile soluzione a basso costo di realizzazione ma a grande impatto sociale-ambientale. La ricerca scientifica mondiale sta investendo importanti risorse umane ed economiche per individuare e migliorare quelle specie vegetali (dagli organismi monocellulari acquatici a piante ad alto fusto) in grado di migliorare i nostri ambienti sempre più smisuratamente sfruttati. “The best friend on earth of man is the tree: When we use the tree respectfully and economically, we have one of the greatest resources on earth.” “Sulla
terra il migliore amico dell’uomo è l’albero: quando
noi lo utilizziamo rispettosamente e parsimoniosamente, manteniamo una
delle più importanti risorse per la terra stessa.” Carlo
Bozzini EPA (1999)
Phytoremediation resource guide. Washington: U.S. Environmental Protection
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